Jeżeli w głosowaniu żaden z kandydatów nie uzyskał więcej niż połowę ważnych głosów, następuje kolejne głosowanie i wybór spośród dwóch kandydatów, którzy w pierwszym

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Regulamin wyborów i odwoływania organów jednoosobowych, kolegialnych i wyborczych Politechniki Częstochowskiej

70. Jeżeli w głosowaniu żaden z kandydatów nie uzyskał więcej niż połowę ważnych głosów, następuje kolejne głosowanie i wybór spośród dwóch kandydatów, którzy w pierwszym

Una sperimentazione breve ma riccamente documentata viene condotta nell’anno scolastico 1964-6521 dall’insegnante Monalda Peroni presso la scuola elementare statale Ugo Bartolomei di Roma. Si tratta di un originale esperimento d’insegnamento della lingua inglese in una classe III di 26 alunne. L’iniziativa è patrocinata da Luigi Volpicelli, allora Direttore dell’Istituto di Pedagogia dell’Università di Roma, e da A.Tognetti, Direttore del Centro nazionale didattico per le scuole elementari; grazie al loro interessamento, il corso riceve l’autorizzazione ministeriale. L’iter seguito, i problemi incontrati ed i risultati

21Precisamente dal 26/11/1964 al 12/6/1965.

ottenuti vengono esposti dalla sig.ra Peroni all’interno di una dettagliata relazione22.

Innanzitutto si sottolinea che le allieve non sono state appositamente selezionate, bensì rappresentano il tessuto eterogeneo di una classe normale che, all’avvio dell’esperimento, è completamente digiuna d’inglese. A differenza di tutte le sperimentazioni sinora presentate, qui le lezioni di lingua si svolgono tutti i giorni a orari alterni, dalle 8.30 alle 9 o dalle 11.50 alle 12.20, ossia in apertura e chiusura del normale orario scolastico, per evitare di interrompere le altre attività scolastiche. L’insegnante preferisce avere a disposizione mezz’ora quotidiana, anzichè un’ora a giorni alterni, per stabilire un contatto il più possibile continuo con la classe.

Tra gli obiettivi che la sperimentazione intende conseguire, vi è quello di rendere le alunne in grado di seguire una lezione in lingua inglese e di rispondere comprensibilmente a domande su argomenti attinenti alla loro sfera d’interesse, utilizzando un vocabolario embrionale, riguardante situazioni quotidiane di vita scolastica e familiare, che permetta loro di capire e farsi capire nella LS scritta e orale.

Il metodo seguito è quello ludico. Nelle lezioni si fa ricorso a gare tra gruppi di alunni e tra la scolaresca e l’insegnante, a raccontini illustrati, brevi canti, disegni, proverbi, semplici poesie e rime come le Mother Goose Nursery Rhymes e più in generale a giochi che richiedono la frequente ripetizione di espressioni e nomenclatura. All’inizio, per rendere la lingua il più possibile familiare, viene

22PERONI M., Un’esperienza d’inglese come normale materia di studio nella scuola elementare, in “I problemi della pedagogia”, n. 5-6, 1965, pp. 1010-1037.

realizzata una ricerca sui prestiti inglesi comunemente usati in italiano e quindi ormai entrati a far parte del patrimonio culturale del nostro Paese. Dopo i primissimi incontri, le lezioni cominciano ad assumere una cornice fissa, rappresentata da alcuni elementi costanti: la data, i giorni della settimana, i mesi, l’anno, le condizioni atmosferiche. Man mano che si procede, l’insegnante usa sempre meno l’italiano, per lasciare spazio alla lezione direttamente in lingua inglese. A turno, tutte le alunne sono chiamate a svolgere incarichi attivi come la segretaria di classe o l’assistente alla lavagna. Le principali attività vengono poi registrate in un semplicissimo diario scolastico. Piuttosto anomalo potrebbe apparire il rifiuto di assegnare compiti, voti e di fare ricorso a interrogazioni ufficiali, ma esso è giustificato dall’obiettivo di creare un clima di svago. I compiti obbligatori sono sostituiti da libere attività extrascolastiche, mentre al posto dei voti l’insegnante propone il solo rinforzo positivo attraverso l’istituzione di premi simbolici (medaglie di cartone) distribuiti alle allieve più diligenti o anche all’intera classe. L‘insegnante sceglie anche di non utilizzare alcun libro di testo, poiché ritiene che in commercio non ve ne siano di adeguati; piuttosto, le alunne sono invitate a servirsi di un quadernetto sul quale annotare giorno per giorno termini e frasi scritte dall’insegnante alla lavagna.

Nei primi mesi l’attività prosegue senza che l’insegnante si perda d’animo per i frequenti errori delle alunne, già posti in preventivo e che si correggeranno col tempo. A questo proposito, essa osserva che “mentre il progresso è stato [...]

alle volte esasperatamente lento e addirittura con apparenti regressi, esso è andato via via accelerando”23 tra la fine di febbraio e il principio di marzo.

Infatti già dalla metà di febbraio le alunne iniziano a produrre spontaneamente brevi testi scritti: elenchi di frasi, spiegazioni e didascalie di disegni e collages e qualche brevissima composizione. Sempre con cautela si comincia a passare sul piano concettuale, evidenziando i legami di un certo numero di termini ormai consolidati con altri termini nuovi della stessa famiglia.

Inoltre si pongono in guardia le allieve a proposito di alcuni ingannevoli avvicinamenti di termini inglesi e italiani aventi radice comune ( i false friends o falsi amici). Molto efficace si rivela anche il gioco delle parole composte, trattate come sciarade illustrate.

Risulta così possibile svolgere due verifiche, rispettivamente il 25 marzo e il 26 maggio, dalle quali emerge che, dopo un totale di 133 lezioni, le alunne hanno raggiunto pienamente gli obiettivi proposti dal corso. Il merito è da attribuire all’impegno delle allieve, ma soprattutto al tentativo costante da parte dell’insegnante di creare in classe un’atmosfera di generale allegria, che favorisse un apprendimento spontaneo. La maestra si è sempre preoccupata di offrire

“spunti interessanti e divertenti, alcuni dei quali sviluppati nell’arco di varie lezioni”, di stimolare “con ogni mezzo le attività creative assecondando le [...]

inclinazioni” delle allieve, di suscitare interesse per “la ricerca di analogie fra le varie parole”24, di introdurre parole nuove in modo graduale, senza mai forzare le scolare, ma piuttosto seguendone i ritmi di apprendimento.

23PERONI M., op. cit., p. 1028.

24PERONI M., op. cit., p. 1014.

La relazione conclude lamentando la mancanza di docenti di lingua straniera adatti all’insegnamento specifico nelle scuole elementari; viene pertanto espressa la necessità di istituire un corso di pedagogia applicata alle lingue25.

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